Tutte ancora da vivere

Ora che sono solo,

in compagnia della musica,

su cui scivolano i miei pensieri,

che s’immergono lentamente,

nel mare del piacere.

La luce fioca ha l’aspetto di un velo,

che copre per scoprire,

la tua stupenda sensualità,

allungo la mia mano e raccolgo,

un piccolo icerberg,

che lascio scivolare,

giù verso la tua valle,

per farti conoscere nuove sorti,

dell’amore misto al piacere.

Abbiamo giocato spesso,

con i nostri sensi,

per scoprire il gusto sconosciuto,

perché il monotono,

non ci appaga più.

Amare te è una continua scoperta,

delle vesti di quest’amore,

vissuto in una dimensione,

in cui le parole la fanno da padrone,

mentre si organizza l’azione,

più suadente anche se terminale,

in cui oso violare la tua intimità,

che ogni volta è per me la prima.

Ecco perché amo te … una donna,

che ha in se tante altre donne,

tutte ancora da vivere.

 

 

© Copyright 2017 Raffaele Spera. All rights reserved

 

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Supera il perduto

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Vado via, scelgo una strada,

che dia un senso alla mia vita,

prima che la scelta sia finita,

non ho rimpianti del perduto,

se non per i germogli lasciati.

Voglio credere che quello che resta,

del mio residuo tempo,

sia tutto da vivere.

Ho diritto ad una nuova occasione,

tradito nei sentimenti,

violato nella sua anima,

offeso nella morale,

 vago senza luce nel buio,

seguo, come sempre,

 la luce dei miei sentimenti,

 sbiaditi ma non avviliti,

si combatte per vivere,

non si giace per sopravvivere.

La realtà è l’immane verità,

contro cui cozza ogni falsità.

La mia vita ama la sensualità,

espressa da poche, nelle parole,

nei gesti e nell’intimità,

dove ha libero spazio la voluttà.

Nessuna fragranza ha la sua essenza,

nessun desiderio, appaga,

chi ama senza pudori,

perché basta la semplicità,

dell’esser sinceri,

 a dare un senso ad ogni storia.

La vita è fatta dal passato,

ma va vissuta nel presente,

senza considerare,

le lacrime amare,

consegnate al mare,

perché la bellezza del vissuto,

supera il perduto.

© Copyright 2016 Raffaele Spera. All rights reserved.

Perdersi è per ritrovarsi

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Lei ci dice ciò che non accettiamo,
che gli errori ci appartengono,
ci interrogano, insegnano,
la vita la subiamo e non la viviamo,
sino a quando non superiamo,
la conoscenza libera dall’indulgenza,
e paghiamo con la reminiscenza,
che capire, spesso, significa soffrire.
Consapevolmente superiamo il dolore,
e ascendiamo all’amore,
il gradino più alto della nostra realtà.
Viviamo soltanto,
nell’attimo in cui realizziamo,
che tutto quello che ci accade,
non sono altre che prove,
che la nostra esistenza scompone,
in tante esperienze,
per farci conoscere,
che nulla è vero di quello che appare,
mai fermarsi all’immagine,
ma violare l’intimità,
per accedere al profondo,
dove si nasconde sempre la verità.
L’esotico attira, il gotico attrae,
ma il sapere passa dal conoscere,
e quindi se vogliamo vivere,
dobbiamo accettare e superare,
che perdersi è per ritrovarsi.

© Copyright 2016 Raffaele Spera. All rights reserved.

Rendere la serenità la nostra realtà

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Ci sono, quando le tue stelle,

lasciano il tuo cielo,

quando il primo imbrunire,

ruba il tuo ultimo raggio,

quando le tue mani,

ti stringono a me,

per dire al mio corpo,

amami con la dolcezza,

che accomuna i tuoi gesti,

lascia in me il segno più bello,

quello di una nuova vita,

dove le speranze non sono parole,

dove l’esistenza è solo apparenza,

dove l’amarezza va respinta,

con assoluta fermezza.

Vivere è il piacere di amare,

il senso del dare a chi si ama,

senza nulla chiedere,

se non di vivere,

l’avventura della vita,

mano nella mano.

Quando una notte d’amore,

separa i nostri corpi,

nulla può separare,

ciò che due anime vivono,

nella loro intimità.

Vi è forse coraggio,

in chi fugge la sua realtà,

per vivere l’amore,

con occhi senza stelle,

ricchi di luce propria,

armonioso binomio,

tra esistere ed amare,

dove chi vive sono coloro,

che hanno il coraggio,

 di cambiare e non di mutare.

Ora non sei sola,

hai qualcosa di me,

che nessuno possiede più di te,

nulla che ognuno vede,

tutto è racchiuso in te,

fortezza della sincerità,

baluardo inespugnabile della falsità.

L’amore per essere vissuto,

deve donare dell’anima il contenuto,

se le parole non sono seguite dai gesti,

se il tutto ha il senso del momento,

allora non è un sentimento,

quello che ha fuso i nostri corpi,

ma solo un attimo di passione,

vissuto senza alcuna intenzione,

se non quella di compiacere i nostri sensi,

lasciandoci con l’amarezza di un abbraccio,

il cui contenuto è il vuoto,

che ci circonda.

Tutto ha un senso, uno scopo, un significato,

l’amore no … ha solo un traguardo,

rendere la serenità la nostra realtà.

L’amore come fonte di vita reale.

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Vorrei librarmi, in alto insieme a te,

vorrei correre, verso i sogni nati da me,

vorrei respirare, l’aria che tu espiri,

 vorrei  rubare, i tuoi pensieri,

vorrei tutto di te, che mi riporti,

vicino ai sogni nascosti,

dalle ali di un gabbiano,

che  si tendevano, nel planare,

carezzando la schiuma del mare,

prima di catturare, l’ignava preda,

il cui unico errore era,

curiosare la superficie della vita.

Oggi sono qui, seduta sugli scogli,

ammiro il volo, degli uccelli,

ammiro il loro librare, planare,

per poi catturare, chi come me, un tempo,

si era avvicinata a te, solo per capire,

cosa volevano dire,

 quei tuoi tenui e dolci sguardi,

quelle tue carezze, sfiorate,

quelle tue labbra, calde, soavi,

che solevi regalare alle mie,

con i giochi sensuali, di una mano virtuale,

che racchiudevi, fra due schiere di torri,

che lasciavano fluire, con gli umori,

a ogni tuo dire … tutto il tuo candore.

Tu ergevi l’amore, come forma di verità,

perché il tuo verbo è quello di amare,

le anime di chi, come me, vuole spaziare,

alla ricerca del piacere,

che tu mi hai presentato,

quanto dolcemente, hai violato,

il mio intimo candore,

regalandomi estasi,  dell’impero del pudore,

cui ho soggiaciuto, tracciata dal tuo umore.

Attimi di serenità assoluta,

sono stata tua e di te ho goduto,

non l’arte dell’amare con le parole,

ma l’amore, come fonte di vita reale.

© Copyright 2013 Raffaele Spera. All rights reserved.

Un’unica vera realtà.

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Sono solo, in quest’angolo buio,

della mia vita ad ascoltare,

colui che ha voce, per pochi …

vi chiederete chi … il silenzio.

Io non temo di ascoltarlo,

sapevo, che un giorno, sarebbe accaduto.

Si può sfuggire, all’illusione del cambiamento,

asservendosi alla realtà, come forma di viltà,

ma non a quella della verità,

che all’improvviso ti stringe a se,

facendoti quasi soffocare,

non per toglierti il piacere divino,

ne per asservirti al tuo destino,

solo per parlarti, per rimembrarti,

quello che i tuoi occhi vedono,

quello che le tue orecchie ascoltano,

ma non percepiscono,

sono questi, i segnali della vita.

Un abbraccio, un attimo d’intimità,

ti regalano segni della realtà,

ti parlano e tu non ascolti,

ti carezzano, non reagisci,

ti sussurrano parole soavi,

che tu lasci vagare,

per poi lasciarle andare.

Hai paura della novità,

hai paura di soffrire,

ma non hai paura di morire,

vivendo senza amore.

La vita, come puoi tu, rappresentarla,

come potresti dire, di viverla,

se rinunci, alle sue lusinghe,

al suo richiamo, ai suoi … ti amo.

Il mezzo, non sempre è la parola,

per proferire l’amore,

spesso si proietta su di te,

con una luce velata dai perché,

ma ti poni mille domande,

e non vivi l’emozione.

Il suo, non vuole essere,

il canto di una sirena,

quando tu per lei, sei una pena,

un’immagine, d’immane sofferenza,

cui non c’è spazio, per la sua indulgenza.

L’amore si vive e non si comanda,

l’amore si gusta, nel pieno del suo sapore,

nell’attimo in cui il tuo … e il suo umore,

si sposano fra loro, nella calda intimità,

di un’unica vera realtà.

© Copyright 2013 Raffaele Spera. All rights reserved.

Concedimi di amarti cosi, nella realtà!

Sono qui, disteso sui miei pensieri,

a violare l’impossibile, attraverso un sogno,

che mi regalerà una pausa di libertà.

Le mie labbra che sfiorano le tue,

mentre una punta morbida,

gioca sui loro contorni,

prima di gustarne l’umore,

giocando a violare il virtuale,

sino a quando, il gusto dell’umore,

non gli riconosce, il sapore del piacere.

Le due punte si divertono fra loro,

 a cercarsi, rincorrersi, per poi avvolgersi

sino all’apice del dolore … piacere.

Il distacco è un temporaneo dispiacere,

perché un fremito, risorge dall’intimità,

sfiorato con la delicatezza di una piuma

e la voluttà dei sensi,

abilmente richiamati al gioco,

cercato, voluto, atteso

dove il consenso non si chiede

ma si conquista sulle vette delle colline,

alle cui sommità, spiccano,

erti e rigide per il piacere,

due piccole carnose antenne,

frementi al passaggio,

educate alla carezza,

di chi abilmente bussa alla porta della vita.

Un tocco dolce, delicato, quasi sfiorato,

in attesa di una risposta suadente.

Un gioco intimo che non attende l’attesa

e rivolge le su attenzioni, all’altro versante,

senza trascurare nessun istante,

tastando, e tracciando con l’umore,

quasi a sancire il territorio violato,

in attesa che il corpo dell’amata,

si conceda alla passione, esponendo all’ardore,

ogni suo singolo e pregiato umore.

Le parole sono state sostituite dagli sguardi,

che hanno carezzato la scena,

 senza offendere con la sosta,

con l’udito, che ha vissuto dei suoi gemiti,

con l’olfatto, che s’inebriato dei profumi,

che il corpo dell’amata, liberava a ogni tratto

e infine dal tatto, quando arcuandosi si prestava,

e il suo amato invitava, a prendere possesso

della sua purezza, come offerta alla sua gentilezza.

Nel sogno ti ho avuta ma non ti ho goduta,

in verità … concedimi di amarti cosi, nella realtà!

© Copyright 2012 Raffaele Spera. All rights reserved.

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